Morbo di Paget: sintomi, diagnosi e terapia per la sindrome
Ultimo aggiornamento:
Il morbo di Paget è una patologia ossea, le cui cause non sono ancora ben note, ma si pensa ad un'interazione tra fattori genetico - ereditari ed infezioni a carico di “Paramyxovirus”. La sintomatologia predominante è rappresentata dal dolore a cui si associano deformità fragilità ossea, con conseguenze varabili dalle fratture, alla sordità, alla cefalea, in base alle ossa colpite. Come avviene la diagnosi? Quale è la terapia più adatta a curare la sindrome?
Il morbo di Paget: caratteristiche.
Il morbo di Paget, più correttamente definito dal termine medico di osteite deformante, è una patologia metabolica ossea molto rara che colpisce lo scheletro umano. Ha una prevalenza che varia dall'1% all'8% nelle persone adulte, in relazione all’area geografica e all’età. Il morbo di Paget, è raro nelle persone al di sotto dei 40 - 50 anni e colpisce i due sessi in un rapporto maschi femmine di 3:2. Per quanto riguarda invece l'area geografica sembra che la zona più colpita sia la Gran Bretagna, seguita da Europa, Australia, Nuova Zelanda e Sud dell'Africa. É una patologia che invece si riscontra raramente in Scandinavia, Giappone e Cina. Sebbene siano prevalentemente gli adulti ad essere colpiti, esiste anche una forma giovanile che colpisce i bambini.
Il meccanismo fisiopatologico.
Il meccanismo patologico che sta alla base dell’osteite deformante, è determinato da uno squilibrio tra i processi fisiologici di distruzione e deposizione della matrice ossea.
In condizioni fisiologiche, l'osso viene costantemente rimodellato attraverso processi di distruzione (eseguiti da particolari cellule chiamate osteoclasti) e di deposizione (processo a carico degli osteoblasti). Nel morbo di Paget, vi è un disequilibrio tra questi due processi ed in particolare:
- Gli osteoclasti risultano iperattivi e distruggono molto velocemente la matrice ossea.
- Gli osteoblasti risultano anch'essi molto attivi, deponendo matrice ossea ad un ritmo superiore alla norma. Tale matrice, rispetto a quella fisiologicamente sana, presenta alterazioni strutturali (definite modello a mosaico per la distribuzione delle lamelle e delle trabecole ossee) che ne determinano fragilità.
Questa situazione determina la patologia. In parole povere, quello che succede è che le ossa subiscono un aumento dei processi di rimodellamento e di distruzione (processo che normalmente avviene nell’arco di anni). Tutto questo, causa la formazione di ossa la cui struttura interna non è compatta e resistente come in quelle sane, ma è formata da strati ossei non bene organizzati, di consistenza friabile e le ossa risultano più grandi del normale.
Le fasi della malattia.
La malattia ossea di Paget ha un'evoluzione che può essere suddivisa in tre fasi principali:
- Una fase litica, in cui si ha la prevalenza dell'azione degli osteoclasti.
- Una fase mista, in cui prevale l'attività degli osteoblasti.
- Una fase blastica o inattiva, in cui si ha la riduzione dell'attività degli osteoblasti.
A differenza di altre patologie ossee, questo morbo, non colpisce indistintamente tutte le ossa ma ne predilige alcune come quelle del cranio, dell'anca, del bacino, della colonna vertebrale e degli arti inferiori come ginocchio, femore e tibia.
Esistono alcune patologie che sono indicate dal termine "morbo di Paget" mache non c'entrano nulla con l'osteite deformante . Tali patologie riguardano:
|
Le possibili cause di questa patologia ossea.
Nonostante le reali cause che determinano l'insorgenza della patologia di Paget non siano ancora state identificate, vi sono comunque alcune ipotesi che possono causarne l'insorgenza.
In particolare sono due le cause più accreditate:
Infezioni virali.
Sembra che un'infezione virale, in particolare quella sostenuta da un Paramyxovirus, potrebbe essere causa scatenante della patologia. Questo tipo di infezione virale, attacca gli “osteoclasti” scatenando una risposta di iper reattività delle cellule colpite nei confronti di alcuni fattori definiti attivanti. Più in particolare, l'infezione virale renderebbe gli osteoclasti più responsivi all'azione della vitamina D e della molecola RANKL, i quali ne promuovono l'attivazione. Quello che si verifica, è quindi, un'iperattivazione di queste cellule. Nonostante questa teoria, gli studi sono ancora in corso e non vi è nulla di accertato.
Fattori ereditari o genetici.
Anche i fattori genetici possano essere presi in considerazione. In particolare, si verificherebbero alterazioni a livello di uno dei fattori attivanti gli osteoclasti (RANK) e di un gene situato sul cromosoma 5, il gene del sequestosoma SQSTM1/p62 il quale regola la produzione di una proteina coinvolta nell'attivazione degli osteoclasti. Queste alterazioni, potrebbero dare la malattia, associandosi anche alle infezioni virali. Tuttavia gli studi sono ancora in corso.
Come si presenta l’osteite deformante.
La sintomatologia della malattia, è legata ai processi di distruzione/ricostruzione che riguardano l'osso, ed in particolare sono frequenti sintomi come:
- Dolore alle ossa, in particolare alla schiena, alle gambe, ed a qualsiasi osso che viene colpito dalla malattia. Tale sintomo, si associa spesso a sensazione di formicolio, intorpidimento e debolezza.
- Fragilità ossea, simile a quella determinata dall'osteoporosi, che provoca una predisposizione alle fratture.
- Artrosi, in particolare alle ossa delle articolazioni, con danno alla cartilagine determinato dall'accrescimento anomalo dell'osso.
Puoi approfondire le tipologie di artrosi.
- Deformità delle ossa, in particolare quelle cranio (si verifica un aumento della circonferenza di tali ossa), del rachide (che tende a curvarsi) e delle ossa delle gambe e delle braccia.
- Stenosi spinale, ovvero il restringimento del canale che contiene il midollo spinale.
Possibili conseguenze.
Tra le conseguenze determinate da questa patologia possiamo avere:
- Mal di testa costante e vertigini, quando sono colpite le ossa del cranio.
- Sordità, quando la deformazione delle ossa craniche comprime il nervo vestibolo cocleare.
- Fratture ossee, determinate dalla fragilità delle ossa colpite.
- Sviluppo di osteosarcoma (un tumore delle ossa) nelle fasi avanzate della patologia.
- Paralisi o limitazione dei movimenti, quando si verifica la stenosi spinale, che determina la compressione dei nervi spinali.
- Patologie cardiache, legate al fatto che possono formarsi delle connessioni tra l'osso e il sistema di arterie e vene, e questo può determinare un aumento del lavoro del cuore il quale può andare incontro ad insufficienza cardiaca legata a calcificazione della valvola aortica o a ipertrofia ventricolare.
In base alla gravità dei sintomi ed alle conseguenze determinate dalla patologia, è possibile fare richiesta di invalidità.
Diagnosi: tecniche di imaging ed esami di laboratorio.
Per la diagnosi di malattia di Paget, ci si avvale di diverse tecnologie di imaging e di indagini di laboratorio.
Tra le tecniche di imaging possiamo citare:
- Radiografia: è l'indagine di prima scelta che consente di individuare le deformità ossee e soprattutto l'alternanza di aree di osteolisi, di sclerosi ossea e di espansione ossea.
- Scintigrafia ossea: è un esame molto sensibile che si esegue mediante l'utilizzo di particolari sostanze radioattive chiamate radionuclidi e che è utile per determinare quanto sia estesa la patologia. Tuttavia, non è molto specifica come indagine poichè può dare risultati sovrapponibili a quelli di altre patologie similari.
- Tac: non è un'indagine di prima scelta per l'individuazione della malattia ma può essere utile per fare diagnosi differenziale con altre patologie che coinvolgono le ossa.
- Fosfatasi alcalina: è l'esame del sangue più specifico poichè tale parametro risulta notevolmente aumentato in circa il 95% dei pazienti colpiti dalla patologia. L'aumento della fosfatasi alcalina è legato ai processi di sintesi del tessuto osseo che rappresentano una delle caratteristiche del morbo di Paget.Per quanto riguarda gli esami di laboratorio, vengono invece indagati i seguenti parametri:
- Idrossiprolina: mentre la fosfatasi alcalina aumenta quando si ha sintesi ossea, l'idrossiprolina aumenta quando si ha demolizione ossea. Pertanto l'aumento di idrossiprolina, a livello urinario, è indice di aumentata attività osteoclastica, tipica della patologia.
Altri parametri di laboratorio che possono essere indicativi sono la quantità di calcio (ipercalcemia), i peptidi del procollagene 1 e l'osteocalcina. In rari casi, è possibile fare anche una biopsia dell'osso, particolarmente indicata quando si sospetta un'evoluzione in senso maligno della patologia.
Come si cura la sindrome di Paget?
Le terapie più indicate per curare il morbo di Paget sono quelle farmacologiche e talvolta e necessario ricorrere alla hirurgia.
Non esistono attualmente rimedi naturali in grado di contrastare la patologia.
Terapia farmacologica.
I farmaci hanno lo scopo di ridurre i fenomeni di riassorbimento/deposizione che si verificano nell'osso al fine di ridurre quindi la sintomatologia e la progressione della malattia.
Quelli più comunemente utilizzati per trattare questa patologia sono:
- Bifosfonati ( i più usati sono clodronato, risedronato, neridronato ed etidronato) rappresentano il gold standard per il trattamento della patologia ed il loro ruolo è quello di inibire il riassorbimento osseo dovuto all'iperattività degli osteoclasti. In particolare, questi composti, si legano in un primo momento alla matrice ossea, quando questa è coinvolta in processi di rimodellamento e successivamente si concentrano nelle zone in cui sono attivi gli osteoclasti, legandosi a questi ultimi ed inibendone l'attività. Questi farmaci si assumono a stomaco vuoto sia per via endovenosa che per via orale, la posologia è variabile in base al tipo di molecola ed al metodo di somministrazione. Si consiglia sempre di assumerli insieme ad un'integrazione nell'alimentazione di calcio (almeno 1500 mg al giorno) e di vitamina D (almeno 400 mg al giorno) per evitare un deficit di tali sostanze.
- Calcitonina: è un ormone il cui ruolo è quello di ridurre la concentrazione di calcio e di fosfati presenti nel sangue e di favorire la fissazione di queste sostanze a livello osseo. Viene somministrata per via intramuscolare e per il morbo di Paget la posologia è solitamente di 50 - 100 unità assunte giornalmente o tre volte a settimana. La cura ha una durata variabile che va dai 6 ai 18 mesi, a cui segue un periodo di riposo ed eventualmente un nuovo ciclo di trattamento.
Vi sono poi altri farmaci come gli antinfiammatori non steroidei (FANS, ad esempio ibuprofene) o gli antidolorifici (come il paracetamolo) o gli antinfiammatori steroidei (ad esempio i cortisonici) che possono essere utilizzati per il trattamento del dolore.
La terapia chirurgica: quando è necessaria?
La terapia chirurgica del morbo di Paget è da attuarsi soltanto in quei casi in cui si manifestano gravi compromissioni della funzionalità ossea, come nel caso di:
- Frequenti fratture, caso in cui il ruolo della chirurgia è quello di riposizionare le ossa in una posizione che garantisca un processo di guarigione corretto e rapido.
- Artriti deformanti, in cui la chirurgia interviene tagliando l'osso colpito e riposizionandolo correttamente nella sua sede per permetterne la saldatura e il ripristino corretto.
- Artriti degenerative, specialmente quelle che colpiscono l'anca o il ginocchio. In questo caso la chirurgia interviene per posizionare una protesi nell'articolazione colpita e renderla funzionale.
Dopo l'intervento chirurgico (che si consiglia di eseguire presso centri specializzati nella cura di tale patologia) il paziente, deve seguire un periodo di riabilitazione mediante fisioterapia per ripristinare la corretta mobilità ossea.
Stile di vita.
Non esistono valide abitudini preventive per il morbo di Paget, tuttavia una sana alimentazione ed un corretto stile di vita servono a mantenere in salute lo scheletro e le articolazioni.
L' apporto alimentare di calcio e vitamina D, che servono per l'assorbimento del calcio, deve essere sufficiente a garantire il corretto deposito di calcio nell'osso durante il processo di rimodellamento.
Una costante attività fisica serve ad evitare sovrappeso ed obesità e consentire alle ossa una maggiore resistenza ed alle articolazioni una maggiore mobilità.
Va evitato inoltre un eccessivo riposo a letto per prevenire l'ipercalcemia.
Prognosi.
Il morbo di Paget, ha una prognosi variabile poichè si alternano periodi di stabilità o regressione della patologia a periodi in cui si hanno fenomeni acuti che possono limitare le normali attività quotidiane.
La terapia farmacologica non rappresenta una cura definitiva, tuttavia può mantenere la normalizzazione del turnover osseo e quindi portare ad una prognosi favorevole
I pochi casi in cui si sviluppano gravi conseguenze come un tumore osseo, osteosarcoma, scompenso cardiaco o compressione del midollo spinale, hanno prognosi sfavorevole se il trattamento non è tempestivo.